[vc_row][vc_column width=”1/1″][mk_fancy_title style=”avantgarde” corner_style=”pointed” tag_name=”h3″ border_width=”3″ size=”28″ line_height=”24″ color=”#393836″ font_weight=”bold” letter_spacing=”0″ margin_top=”10″ margin_bottom=”10″ align=”left” responsive_align=”center” font_family=”none” text_transform=”uppercase”]Mascheramento Urbano[/mk_fancy_title][vc_column_text responsive_align=”left”]

Un’intera stanza del Museo Internazionale della Maschera Amleto e Donato Sartori è arredata con un’installazione luminosa a pannelli che rappresenta le tappe più salienti dei vari Mascheramenti Urbani 
creati in tutto il mondo.

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Maschera Urbana: Performance

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Ritualità e festa: concetti antichissimi che permeano da sempre la storia della creatività dell’uomo nella società. Iniziazione, riti propiziatori e della fertilità, nascita e morte, sono alcune delle occasioni di ritualità tribale che caratterizzano l’esplosione di momenti di magica creatività nelle diverse civiltà umane. Forme e colori, trance e partecipazione, sono la miscela che permette all’uomo di estrinsecare la propria energia creativa in una sorta di ebbrezza collettiva, di festa. E feste sono tutte quelle occasioni più o meno spontanee di esternare una volontà di comunicazione attraverso la liberazione dei sensi e la trasgressione del quotidiano.

Nel mondo occidentale si è perduta ormai la motivazione, sia d’ordine religioso che propiziatorio; i riti sono stati sostituiti da elementi più consoni alla civiltà contemporanea, più legati al consumismo, al rito collettivo determinato dalla musica, dallo sport, dai movimenti di massa, … Lo stimolo a partecipare, ad “aggregarsi”, benché modificato, continua comunque ad esistere, è nella natura umana, insito e profondamente radicato nella collettività. Uso della luce e delle proiezioni, forme e colori nello spazio, oltre che gestualità (musica, danza, … ), hanno caratterizzato la ricerca nell’ultimo ventennio nell’ambito delle arti visive e del teatro d’avanguardia.

Donato Sartori e il Centro Maschere e Strutture Gestuali si pongono storicamente in quest’area, utilizzando schemi pluridisciplinari di ricerca, spaziando dall’uso delle forme, e quindi sculture di grandi dimensioni, all’utilizzazione di mezzi e strumenti messi a disposizione dalla moderna tecnologia (fonti di visualizzazione e sonorizzazione elettronica, laser, computer,… ). Ricorrendo ad un principio di modificazione dell’ambiente urbano, conosciuto già da tempi remoti in molte civiltà, il Sartori interviene, dopo un’attenta analisi dell’ambiente, con un progetto di installazione urbana consono alle istanze socio-culturali della zona prescelta. Modificazione, questa, che crea un momento di effimera magia architettonica e predispone il pubblico ad una tensione partecipativa.

“Mascherare”, dunque, una situazione urbana, una strada, un castello, una piazza, fino a stravolgere completamente la dimensione e l’apparenza primitiva creando una sorta di collegamento-riempimento dello spazio aereo per svelarne un suggestivo fascino metafisico. L’arredo urbano così predisposto diverrà contenitore ideale di gesti e provocazioni di creatività che terranno conto di un pubblico non passivo, invitandolo all’azione lucida, una sorta di grande gioco partecipativo, con i ritmi suggeriti. Suono e giochi di luce, comportamento e danza, verranno elargiti in modi e metodi talvolta suggeriti dall’ improvvisazione, creando un’interazione tra artista e pubblico-massa così da condurlo quale parte attiva a “consumare” l’opera d’arte di storica memoria, che in questo caso diviene “media” di comunicazione, grazie al suo potere di catalizzare la partecipazione.

Gesto, immagine e suono sono gli elementi che ripropongono un uso nuovo dello spazio urbano ad un pubblico spettatore che diventa necessariamente attore in un’azione collettiva che ci ridarà per un momento il rito tribale, la danza e il gioco di cui si è perso, per troppo tempo, il significato.

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