[vc_row][vc_column width=”1/1″][mk_fancy_title style=”avantgarde” corner_style=”pointed” tag_name=”h3″ border_width=”3″ size=”28″ line_height=”24″ color=”#393836″ font_weight=”bold” text_transform=”uppercase” letter_spacing=”0″ font_family=”none” margin_top=”10″ margin_bottom=”10″ align=”left” responsive_align=”center”]Struttura gestuale[/mk_fancy_title][vc_column_text responsive_align=”center”]

Le Strutture Gestuali, incontro tra la maschera, fondamentale argomento di ricerca di Donato Sartori, e la scultura contemporanea. Sono intese come maschere totali, proposte quali oggetti di comunicazione visiva e realizzate attraverso molteplici esperienze di seminari-laboratorio nelle più svariate realtà culturali del mondo. Le Strutture 
Gestuali sono esposte in due sale.

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Le Strutture Gestuali rappresentano l’incontro tra la maschera, fondamentale argomento di ricerca dei Sartori e la scultura contemporanea. Strutture Gestuali intese come maschere totali proposte quali oggetti di comunicazione visiva e realizzate negli anni attraverso molteplici esperienze in seminari-laboratorio tenuti nelle più svariate realtà culturali del mondo: dal Venezuela al Messico a Cuba in America Latina; da Copenaghen a Bruxelles a Parigi in Europa e in altre numerose capitali quali Mosca, Tokyo e negli USA.

Le prime idee di questo nuovo tipo di scultura nascono durante il seminario-laboratorio tenutosi nel 1976 a Mirano, paesino dell’entroterra veneto, nell’ambito del decentramento della Biennale di Venezia con la collaborazione degli operai e delle maestranze operanti nelle inquinatissime fabbriche del circondario.

Nel 1980 l’opportunità arrivò con l’importante appuntamento della Biennale – Teatro diretta da Maurizio Scaparro. La straordinaria fusione tra Teatro e l’ormai obsoleto Carnevale di Venezia, fece sì che proprio in quell’ occasione Donato Sartori creò una serie di Strutture Gestuali negli spazi del teatrino di Palazzo Grassi che sarebbero state inserite nella grande performance di Piazza S. Marco citata come Mascheramento Urbano. L’espressività drammatica di quei corpi dilaniati, appesi, coperti da mascherature professionali o maschere civili e protettive (come le maschere antigas), diventa, coadiuvata dal gesto e dall’azione, il linguaggio visivo di una comunicazione di carattere sociale, di accusa e di riflessione politica.. le sculture hanno perso ogni senso meramente estetico per assumerne un altro creativo-comunicativo.

L’analisi della realtà socioculturale dell’ambiente in cui si vuole intervenire e la collaborazione costruttiva con le realtà culturali che gravitano sul territorio portano all’individuazione di elementi fondamentali per la creazione e sviluppo di un nuovo linguaggio comunicativo che conduce generalmente all’invenzione di opere artistiche, oggetti e strumenti che diventano mezzi espressivi atti alla realizzazione di eventi artistici, collettivi e pluridisciplinari.

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