Mostra temporanea

SARTORI-STREHLER. LE MASCHERE TEATRALI

La mostra esposta al piano terra del Museo Internazionale della Maschera Amleto e Donato Sartori, punta a mettere in luce la lunga collaborazione tra i Sartori ed il Piccolo Teatro di Milano di cui Strehler fu anima per molti anni e espone maschere per la Commedia dell’Arte, studi e disegni di Amleto e Donato Sartori per il Piccolo corredati da documentazione fotografica.

L’esposizione ripercorre le varie tappe della vita artistica dei Sartori con il Piccolo Teatro di Milano di Giorgio Strehler e Paolo Grassi iniziata nel 1951 con la prima maschera per L’amante militare di Carlo Goldoni interpretato da Marcello Moretti che, evento storico, recitò per la prima volta con la maschera in cartapesta inventata per lui da Amleto Sartori, invece che con la usuale maschera dipinta sul volto. Il sodalizio continuò e le maschere di cartapesta furono sostituite con quelle in cuoio che hanno reso i Sartori famosi in tutto il mondo.

Ricorda lo stesso Strehler: ”Per l’Arlecchino servitore di due padroni, Moretti scelse la maschera di “tipo gatto”.

E da allora si recita per sempre con la maschera e da allora noi tutti incominciammo un lungo lavoro per riscoprire la maschera e l’avventura della Commedia dell’Arte. Ma prima fu Sartori a riscoprire la tecnica del fare maschere anch’essa scomparsa nei suoi termini poetici ed artigianali. Per fare queste prime maschere Sartori compì un lavoro faticoso, a ritroso nel tempo, senza precedenti, senza maestri, per tentativi”.

Nel 1947 Strehler mette in scena con successo la prima edizione di Arlecchino servitore di due padroni i cui personaggi tipizzati portavano maschere di scarsa qualità in cartone o garza incollata mentre l’Arlecchino interpretato dal geniale Marcello Moretti utilizzava un trucco nero che riproduceva i tratti di una mezza maschera in modo da darne l’illusione. Non senza rifiuti e litigi, la maschera dipinta fu sostituita da quella vera creata appositamente da Amleto Sartori.

Il figlio Donato, allora adolescente, seguiva il padre che si recava a Milano sempre più frequentemente a portare maschere che inventava, produceva e sperimentava in un clima di furore creativo. Dai suoi ricordi: “Per me era un fatto di ordinaria amministrazione vedere le maschere e vivere in mezzo a queste. Senza volerlo o saperlo stavo vivendo un momento storico la cui importanza mi sarebbe stata rivelata molto, molto tempo dopo”.

Cominciò così per Donato Sartori l’apprendistato come figlio d’arte ed allievo già negli anni 1950-60 e sostituì man mano il padre sofferente per la malattia che, nel 1962, lo avrebbe portato alla morte.

Ricorda ancora Donato:

Mi sovviene quando con lettere perentorie Paolo Grassi mi convocava a Milano per propormi di studiare e quindi realizzare nuove maschere inerenti a personaggi per nuovi spettacoli e nuovi attori. Un periodo quasi da incubo in cui venivano imposti tempi di studio impossibili e realizzazioni di opere colossali per l’indomani. Mi corrono a memoria i lavori per “Il gioco dei potenti” e la “Vita di Galileo” di Brecht che mi obbligarono al recupero di arcaiche tecniche della cartapesta per realizzare enormi strutture e maschere rinascimentali, e molti altri interventi quali la maschera per l’Arlecchino di Ferruccio Soleri, allora attore emergente, che rimpiazzava, alla bisogna, la grande figura di Marcello Moretti”.

Da allora sono passati molti decedenti e le maschere per i servitori di due padroni si sono rinnovate con i nuovi attori Enrico Bonavera come Arlecchino e Giorgio Bongiovanni come Pantalone, sempre seguendo lo stile Sartori-Strehler-Goldoni.

I Sartori hanno infatti affrontato le opere teatrali più diverse da Goldoni a Pirandello, dal teatro classico a Shakespeare, da Molière a Ionesco fino al teatro di strada collaborando intensamente con registi e attori prestigiosi quali Barrault, Strehler, De Filippo, Lecoq, Fo, Soleri e Oskarson, per i quali hanno creato maschere teatrali.

Nel 1979 Donato Sartori, scultore e performer assieme all’architetto Paola Piizzi ed allo scenografo Paolo Trombetta a cui si è aggiunta da alcuni anni Sarah Sartori, insegnante ed esperta informatica, fonda il Centro Maschere e Strutture Gestuali ad Abano Terme continuando la ricerca sperimentale nel campo della scultura e dell’arte grafica e formando, con un’équipe di collaboratori di alto livello professionale, un gruppo di ricerca pluridisciplinare che si concentra sullo studio della realtà della maschera nel suo insieme: dall’etnologia al teatro classico e contemporaneo, estendendo le sue ricerche e realizzazioni pratiche fino alla nascita delle Strutture Gestuali e del Mascheramento Urbano create da Donato Sartori che in questa forma d’arte trova l’espressione naturale del bisogno di comunicare e di socializzare.

La mostra è stata ideata e curata dal Centro Maschere e Strutture Gestuali e dedicata alla Memoria di Donato Sartori che da poco ci ha lasciati.

Mostra temporanea Sartori Strehler le maschere teatrali
Mostra temporanea Sartori Strehler le maschere teatrali

Arlecchino servitore di due padroni
di Carlo Goldoni
regia di Giorgio Strehler
Piccolo Teatro di Milano, 1967
Maschere dei Sartori
(Archivio piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa)

Mostra temporanea Sartori Strehler le maschere teatrali
Mostra temporanea Sartori Strehler le maschere teatrali

Ferruccio Soleri con il costume di Arlecchino.