Si inaugura

Venerdì 10 luglio alle ore 18 al Museo Internazionale della Maschera Amleto e Donato Sartori

la nuova mostra SARTORI – STREHLER

nell’ambito dei festeggiamenti per il centenario della nascita dell’illustre scultore Amleto Sartori (1915-1962).

La mostra punta a mettere in luce la lunga collaborazione tra i Sartori ed il Piccolo Teatro di Milano di cui Strehler fu anima per molti anni e espone maschere per la Commedia dell’Arte, studi e disegni di Amleto e Donato Sartori per il Piccolo corredati da documentazione fotografica.
L’esposizione ripercorre le varie tappe della vita artistica dei Sartori con il Piccolo Teatro di Milano di Giorgio Strehler e Paolo Grassi iniziata nel 1951 con la prima maschera per L’amante militare di Carlo Goldoni interpretato da Marcello Moretti che, evento storico, recitò per la prima volta indossando la maschera in cartapesta realizzata per lui da Amleto, invece che con la usuale maschera dipinta sul volto. Il
sodalizio continuò e le maschere di cartapesta furono sostituite con quelle in cuoio che hanno reso i Sartori famosi in tutto il mondo.
Ricorda lo stesso Strehler: “Per l’Arlecchino servitore di due padroni, Moretti scelse la maschera di “tipo gatto”. E da allora si recita per sempre con la maschera e noi tutti incominciammo un lungo lavoro per riscoprire la maschera e l’avventura della Commedia dell’Arte. Ma prima fu lo scultore Amleto Sartori che riportò in vita la maschera teatrale e scoprì la tecnica del fare maschere anch’essa scomparsa nei suoi
termini poetici ed artigianali.
Per fare queste prime maschere Sartori compì un lungo lavoro intellettuale, letterario, storico, psicologico, di ricerca e faticoso, a ritroso nel tempo, senza precedenti, senza maestri…per tentativi.
Al grande Moretti succedette l’attore Ferruccio Soleri, (la cui maschera teatrale in cuoio fu creata da Donato Sartori) il più grande Arlecchino vivente che siamo orgogliosi di avere avuto qui con noi per l’apertura delle celebrazioni del centenario con lo svelamento al Kursaal della statua di Arlecchino, ultima opera dell’artista prima della sua morte avvenuta il 18 febbraio 1962. Il suo ritratto con la maschera, in
bronzo, è un’altra opera di Donato Sartori e fa parte, quindi, a tutto diritto delle opere esposte in mostra.
Il testimone di Amleto passa, alla sua morte, al figlio Donato che, già da adolescente, lo seguiva quando si recava a Milano a portare maschere che inventava, produceva e sperimentava in un clima di furore creativo.
“Per me era in fatto di ordinaria amministrazione vedere le maschere e vivere in mezzo a queste. Senza volerlo o saperlo stavo vivendo un momento storico la cui importanza mi sarebbe stata rivelata molto, molto tempo dopo”.
Dal padre ereditò onori e fatiche: “Mi sovviene quando con lettere perentorie Paolo Grassi mi convocava a Milano per propormi di studiare e quindi realizzare nuove maschere inerenti a personaggi per nuovi spettacoli e nuovi attori. Un periodo quasi da incubo in cui venivano imposti tempi di studio impossibili e realizzazioni di opere colossali per l’indomani. Mi corrono a memoria i lavori per “II gioco dei potenti” e la
“Vita di Galileo” di Brecht che mi obbligarono al recupero di arcaiche tecniche della cartapesta per realizzare enormi strutture e maschere rinascimentali.
La mostra, del tutto inedita, punta a mettere in luce la lunga collaborazione tra i Sartori ed il Piccolo Teatro di Milano di cui Strehler fu anima per molti anni ed espone maschere, costumi della Commedia dell’Arte, bozzetti, terrecotte, bronzi, dipinti, corrispondenza di Amleto e Donato Sartori per il Piccolo, corredati da documentazione fotografica e video.
Ingresso € 5,00.
Related Posts